L’elenco e l’aggettivazione – 3

2. Secondo testo

Lo zaino pesa, non so se dare la colpa al carico, alla mia forma fisica, al sentiero che inerpica tra questi splendidi boschi.
L’aria pura e limpida mi rinfranca e posso godermi lo spettacolo della natura. La montagna, di fronte al poggio su cui mi fermo a riposare, esibisce mille sfumature di colori.
In ottobre le tonalità sono splendide: a volte calde a volte diacce, o confuse, mescolate, danno forma a una policromia.
Dalle cime ormai biancheggianti di neve, il sole, con il $ riverbero, crea riflessi cangianti ed argentei che illuminano, con il loro candore le praterie sottostanti.
Qui i prati ormai lividi e pallidi, che hanno perso il loro aspetto verdeggiante, si inframmezzano ai boschi, alla vegetazione ad alto fusto.
Lo sguardo passa, senza posa, dai lucenti pini ai larici perlacei, agli abeti splendenti: i tronchi si intrecciano, si avviluppano, si intersecano $ in strane sculture.
E poi più giù, con gli occhi non ancora appagati, scorgo betulle e faggi, che confondono e frammischiano le loro foglie in una sorta di gioco affascinante.
Le betulle, con il loro fusto latteo, niveo ed argenteo confondono le loro foglie con quelle dei faggi, in un susseguirsi di macchie gialle e d’oro, vermiglie e solferine.

ANALISI

Il testo, così aggiustato, propone ancora dei difetti fondamentali:

a) ci sono ancora ripetizioni di aggettivi (segnalati nel testo dal neretto);
b) c’è un abuso di aggettivi-participi o assimilati (arancione).

Lo zaino pesa, non so se dare la colpa al carico, alla mia forma fisica, al sentiero che inerpica tra questi splendidi boschi.
L’aria pura e limpida mi rinfranca e posso godermi lo spettacolo della natura. La montagna, di fronte al poggio su cui mi fermo a riposare, esibisce mille sfumature di colori.
In ottobre le tonalità sono splendide: a volte calde a volte diacce, o confuse, mescolate, danno forma a una policromia.
Dalle cime ormai biancheggianti di neve, il sole, con il riverbero, crea riflessi cangianti ed argentei che illuminano, con il loro candore, le praterie sottostanti.
Qui i prati ormai lividi e pallidi, che hanno perso il loro aspetto verdeggiante, si inframmezzano ai boschi, alla vegetazione ad alto fusto.
Lo sguardo passa, senza posa, dai lucenti pini ai larici perlacei, agli abeti splendenti: i tronchi si intrecciano, si avviluppano, si intersecano in strane sculture.
E poi più giù, con gli occhi non ancora appagati, scorgo betulle e faggi, che confondono e frammischiano le loro foglie in una sorta di gioco affascinante.
Le betulle, con il loro fusto latteo, niveo ed argenteo confondono le loro foglie con quelle dei faggi, in un susseguirsi di macchie gialle e d’oro, vermiglie e solferine.

CORREZIONE

a) Eliminazione delle ripetizioni, con la cancellazione se il termine non è necessario oppure con la sostituzione.
Nel caso di “splendidi”, il primo può essere tolto; nel caso di “argentei” bisogna provvedere alla sostituzione, forse più utile nel secondo caso, per esempio con “eburnei”; nel caso di “loro” il secondo cadrà (come vedremo), il terzo può essere sostituito con “proprie”, il quinto si sopprime.

b) Sfoltimento dei participi-aggettivi, con la riduzione dove possibile (o addirittura più utile) all’aggettivo proprio corrispondente o a forme avverbiali: bianchi per “biancheggianti”, di sotto per “sottostanti”, verdi per “verdeggianti” (con conseguente modifica del testo: “i prati non più verdi”).
Ovvero con sostituzione radicale. “Lucenti” può diventare “lucidi”; “splendenti” può cadere; “affascinante” si può trasformare in “magico”.

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