L’elenco e l’aggettivazione – 4

3. Terzo testo

Lo zaino pesa, non so se dare la colpa al carico, alla mia forma fisica, al sentiero che inerpica tra questi boschi.
L’aria pura e limpida mi rinfranca e posso godermi lo spettacolo della natura. La montagna, di fronte al poggio su cui mi fermo a riposare, esibisce mille sfumature di colori.
In ottobre le tonalità sono splendide: a volte calde a volte diacce, o confuse, mescolate, danno forma a una policromia.
Dalle cime ormai bianche di neve, il sole crea, con il riverbero, riflessi cangianti ed argentei che illuminano, con il loro candore, le praterie di sotto.
Qui i prati ormai lividi e pallidi, non più verdi, si inframmezzano ai boschi, alla vegetazione ad alto fusto.
Lo sguardo passa, senza posa, dagli abeti, dai pini lucidi ai larici perlacei: i tronchi si intrecciano, si avviluppano, si intersecano in strane sculture.
E poi più giù, con gli occhi non ancora appagati, scorgo betulle e faggi, che confondono e frammischiano le proprie foglie in una sorta di gioco magico.
Le betulle, con il loro fusto latteo, niveo ed eburneo confondono le foglie con quelle dei faggi, in un susseguirsi di macchie gialle e d’oro, vermiglie e solferine.

ANALISI

Nonostante l’ulteriore aggiustamento il testo continua ad essere pesante, per la debolezza di alcuni verbi troppo forti oppure accumulativi (segnalati nel testo dal neretto), in un contesto che è già gravato dal lirismo degli aggettivi.

Lo zaino pesa, non so se dare la colpa al carico, alla mia forma fisica, al sentiero che inerpica tra questi boschi.
L’aria pura e limpida mi rinfranca e posso godermi lo spettacolo della natura. La montagna, di fronte al poggio su cui mi fermo a riposare, esibisce mille sfumature di colori.
In ottobre le tonalità sono splendide: a volte calde a volte diacce, o confuse, mescolate, danno forma a una policromia.
Dalle cime ormai bianche di neve, il sole, con il riverbero, crea riflessi cangianti ed argentei che illuminano, con il loro candore, le praterie di sotto.
Qui i prati ormai lividi e pallidi, non più verdi, si inframmezzano ai boschi, alla vegetazione ad alto fusto.
Lo sguardo passa, senza posa, dagli abeti, dai pini lucidi ai larici perlacei: i tronchi si intrecciano, si avviluppano, si intersecano in strane sculture.
E poi più giù, con gli occhi non ancora appagati, scorgo betulle e faggi, che confondono e frammischiano le proprie foglie in una sorta di gioco magico.
Le betulle, con il loro fusto latteo, niveo ed eburneo confondono le foglie con quelle dei faggi, in un susseguirsi di macchie gialle e d’oro, vermiglie e solferine.

CORREZIONE

I verbi si possono attenuare, riportare cioè a forme più usuali, oppure possono essere sintetizzati, quando sono inutilmente accumulativi.

Così, nel primo caso, “mostra” si può sostituire a “esibisce”, “alternano” a “inframmezzano”, “va” a “passa senza posa”. Così, nel secondo caso, a “si intrecciano, si avviluppano, si intersecano” si sostituisce “intrecciati si stilizzano”, a “confondono e frammischiano” si sostituisce “mescolano”.

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