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Anno 2000 del Giubileo della Chiesa Cattolica.

In quei giorni le immagini del mistero trasmesse dalle televisioni rimbalzavano da un telegiornale a uno speciale, da un’inchiesta a un talk-show. Le sacrestie mormoravano, le chiese si affollavano di curiosi che con la pratica del sacro nulla avevano a che fare, le curie si animavano di riunioni, le tribune televisive aprivano indagini parallele a quelle della  polizia di Stato.

Il pasto era appetitoso: c’erano di mezzo la religione, l’arte, l’esoterismo e magari anche la magia. Nelle chiese incriminate fu tutto un andare e venire di poliziotti che si incontravano con giornalisti che si incontravano con giudici per le indagini preliminari che si incontravano con prelati, tra il mormorio dei fedeli i quali commentavano le inchieste dei telegiornali o le interviste esclusive dei quotidiani.

Il primo di quegli eventi sacrileghi era stato denunciato al Commissariato Borgo dal parroco di Santo Spirito in Sassia, una chiesa vicina a via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. 

Folle di persone arrivate in processione premevano sul sagrato, bramose di vedere e di toccare. Nell’informazione fu come un uragano.

All’inizio s’erano visti i primi piani dei mucchietti di chiodi nelle acquasantiere, “maledetti chiodi al posto dell’acqua benedetta”, come aveva riferito il primo testimone. Erano chiodi piccoli, grandi, lisci, squadrati, neri, color acciaio o bruniti. 

Spesso le inquadrature si soffermavano sui primi piani del buco, che si ingigantiva al centro degli schermi. Attraverso il palmo sanguinante della mano di un povero Cristo, le telecamere infilavano l’occhio quasi a vedere le cose al di là. Quel vuoto lasciato dai chiodi sembrava il buco di una serratura, e ancora i giornalisti non sapevano né potevano immaginare quale mondo avrebbe rivelato.

Quanto più le croci dei Cristi deposti risultavano sparite nel nulla, tanto più le pagine dei giornali si riempivano di croci. C’erano crocifissi nei titoli a quattro colonne dei reportage degli inviati speciali, nei fondi in prima pagina e nei corsivi degli opinionisti, nelle inchieste e nelle lettere al direttore. Crocifissi e chiodi, nella storia della carta stampata, non si erano mai accaparrati tanto spazio tra cronache, opinioni, testimonianze.