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S’erano visti poi gli stacchi veloci e le panoramiche lente sulle statue. Le mostravano talvolta i parroci all’interno delle chiese, prendendole in braccio con gesto protettivo e con lo sguardo smarrito. 

Intervistati con i loro Gesù violati tra le mani, i preti parlavano davanti ai microfoni dell’“atto di un folle che tocca la fede”, macchiandosi di “un sacrilegio che ha messo le mani nella storia della Passione di Cristo”, che “si è preso gioco del Figlio di Dio”.

Le statue più grandi erano distese sugli altari, sopra le tovaglie di pizzo che parevano una sindone, corpi secondo alcuni composti nell’attesa della sepoltura, secondo altri deposti dopo la resurrezione. 

Persino il direttore di un importante museo era stato fotografato per la copertina di un noto magazine accanto al Cristo di argento e oro sbalzato, una preziosissima opera rinascimentale, che giaceva disteso su un drappo di raso rosso con le mani d’argento massiccio forate.

Mentre nelle curie ci si riuniva a porte chiuse, nelle case i televisori riaprivano le inchieste a tutto campo. Quel che era sussurrato lo si urlava dai tetti con le parole e le immagini. Quel che si supponeva timidamente, via etere trovava echi potenti che ne facevano un’orrenda verità in cui si scavava senza pudori. 

Gli esperti furono stanati tutti, religiosi e laici, e ognuno era fiero di riempirsi la bocca del suo sapere, alle prese con un caso unico nella storia.

Tornarono ancora i parroci, quando furono trovati gli elementi importanti per il completamento dell’atto sacrilego: le croci, che erano scomparse.

Come in una caccia forsennata, s’erano visti all’interno delle chiese i coperchi dei sedili delle panche alzati a uno a uno. Porte di armadi e ripostigli aperti, persino le tende dei confessionali timidamente spostate, le cantorie dell’abside dietro l’altar maggiore perlustrate, le urne dei santi aperte per verificare: talvolta i corpi imbalsamati apparivano dal nulla dietro le facciate di antichissimi altari aperte come porte scorrevoli davanti allo stupore di tutti. Nessun segno di quelle croci. Ma ora, come per magia, erano  ricomparse all’improvviso.

Si vedevano adesso altri parroci con i ceppi in mano presi dalla catasta della legna di fronte ai propri camini. Dicevano che il legno non era lo stesso, che era particolare. Poi mostravano alcuni tentativi rozzi di assemblaggio con altri pezzi di legno sospetti, e croci d’ogni forma e misura venivano ricomposte alla bell’e meglio su tavolini bassi, pavimenti, tappeti.

Dunque, erano finite lì. Spaccate a colpi di ascia e pronte per essere trasformate in fiamma e calore. Croci senza più il figlio di Dio. Cristi senza più croci. E intorno era tutto un farsi il segno della croce e uno snocciolare rosari.