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Gli uffici della scientifica si riempivano di impronte rilevate qua e là. Tutto vano. Si girava a vuoto nelle chiese illuminate da potenti riflettori come fossero set cinematografici.

Gli inquirenti si trovarono comunque alle prese con gli articoli del codice penale che configurassero il reato, con gli interrogatori dei parroci a catena, con le interviste da rilasciare alla stampa che sul caso si era  buttata come l’avvoltoio sulla carogna e non mollava la presa fino a che non fosse ridotta all’osso.

In televisione, però, all’interno dello speciale di uno dei telegiornali nazionali, cominciarono man mano a comparire persone che riferivano di una donna straordinariamente bella, intensamente profumata di giglio, vista lo stesso giorno in cui i crocifissi erano stati  profanati.

La verità montava. All’interno della prima chiesa romana, in via dei Penitenzieri, raccontavano di aver visto la signora davanti al grande Cristo in terra, deposto dalla croce. Nemmeno a farlo apposta, era accanto al quadro di una Santa o Madonna raffigurata proprio con un grosso chiodo tra le mani.

L’avevano sentita dire parole diverse, pronunciate però con uguale dolcezza e con uno sguardo luminoso “come avesse avuto candele al posto degli occhi”. 

L’evento eccezionale non fu tanto che diverse persone raccontassero una storia simile, quanto la circostanza che le apparizioni della donna fossero avvenute tutte alla stessa ora in luoghi differenti. 

Si era tentato di ricomporre frasi che avessero un senso: ma come trovarlo mettendo insieme parole sparse, delle quali gli intervistati non erano neppure certi?

Pochi in realtà avevano sentito ciò che la donna aveva detto. Molti riferivano di aver visto le labbra muoversi e di non aver udito nulla, come in un film senza sonoro.

Si facevano congetture sparse, ipotesi di verità.

Piacere e deserto, avevano sentito due giovani disoccupati inginocchiati sulla panca di una chiesa, che non riuscivano a trovarne il significato e ne discutevano con la ragazza minuta e pallida seduta  davanti a loro, proprio di fronte all’immagine sacra con il grosso chiodo in mano. La ragazza ricordava solo energia

Alcune contadine abruzzesi intervistate ancora con i grani del rosario tra le mani, riferivano incerte di guerra. Altre nobildonne di una chiesa lombarda vagamente ricordavano chi vampiri degenerati, chi chiesa matrigna. Ma non avevano mai ricordi precisi.

Sul viso delle testimoni lo stupore aumentava le rughe, sgranava gli occhi, mentre le mani si agitavano come a voler cacciare quella donna, quasi a negare d’averla incontrata.