Parola orale e scritta – 1

1. Due tempi diversi

Innanzi tutto cerchiamo di chiarire alcuni problemi di fondo, che imbrogliano facilmente chi, inesperto, si mette a scrivere.

Bisogna, soprattutto, che ci rendiamo conto dell’enorme distanza che esiste tra parola orale e parola scritta.

Dobbiamo impegnarci cioè a eliminare un fondamentale equivoco: l’equivoco che ci sia una naturale equivalenza tra l’una e l’altra parola.

Non è affatto così.

La parola orale esaurisce la propria durata (il suo tempo) nell’immediatezza: vive di autonomia espressiva nel momento in cui è pronunciata e può rimanere, ma comunque deformata, soltanto nella memoria di chi ascolta.

La parola scritta è destinata a rimanere fissata sulla carta: acquista una sua autonomia espressiva, che non può (o meglio non dovrebbe) essere manipolata da chi legge.

2. Peculiarità della parola orale

Chi parla accompagna la parola con i gesti delle mani, con il tono della voce, con l’espressione del viso, con pause e riprese, magari con movimenti del corpo.

Si esprime, voglio dire, con la globalità degli strumenti comunicativi della persona, che danno alle parole, così pronunciate, un senso compiuto e una forma, sia pure effimera.

Ancora. Chi parla entra in un rapporto diretto con la persona (o con il pubblico) che gli sta di fronte. Ne subisce, nell’immediatezza dell’esprimersi, il contrasto o il consenso.

E allora chi parla, sulla base di quello che la persona (o l’ambiente di ascolto) gli rimanda, può elaborare e modificare, volta per volta, i modi e non di rado persino la sostanza di ciò che intende dire.

Il contesto in cui cade la parola orale è (o ha l’apparenza di essere, poco importa) un contesto naturale.

Questo contesto naturale permette ogni sorta di variazione: anzi obbliga, molto spesso, alla variazione.

Si può dire allora che l’accettazione della variazione all’improvviso sia la regola più importante (se non la sola possibile) della parola orale.

Il discorso orale, quando voglia essere veramente comunicativo, deve accettare insomma la condizione essenziale, intrinseca, di una libera integrazione di linguaggio con chi ne è il suo destinatario, singola persona o pubblico che sia.

Diverso assolutamente è il caso del discorso scritto, che deve sottostare a differenti (e più rigorose) regole convenzionali.

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