Parola orale e scritta – 3

4. Lo smarrimento della parola

Ho citato, non a caso, l’esempio narrato da Giuseppe Pontiggia, perché Pontiggia è lo scrittore contemporaneo che, sia nella sua attività creativa di romanziere, sia nella sua attività riflessiva di raffinato saggista, ha proposto con serietà, più di qualsiasi altro scrittore di oggi, il problema della parola scritta, puntando direttamente al recupero urgente della sua necessaria, indispensabile, credibilità.

È insomma uno dei nostri rarissimi scrittori che, in questi tempi di confusione, abbia saputo indicare, con passione, una via possibile di salvataggio della parola scritta (e quindi letta), insieme alla sua missione, usiamo pure, senza paura, questa espressione forte, dico alla sua missione di restaurazione della comunicabilità nel nostro mondo, che si autodefinisce, con scellerata spensieratezza, mondo della comunicazione e che tale, di fatto, non è.

La parola scritta (quando non sia una squallida parodia della parola orale) infatti nasce (in chi scrive) in una pausa di riflessione e di silenzio e viene recepita (da chi legge) in uno spazio interiore di riflessione e di silenzio.

Ebbene, proprio questo spazio interiore di silenzio è la garanzia, l’unica garanzia possibile, di un’effettiva, profonda, comunicazione, così necessaria, oggi, in tanta babilonia di parole.

Pontiggia ha scritto un libro leggero, di cui consiglio la lettura a tutti: Le sabbie immobili (ed. Il Mulino).

Si tratta di una raccolta di riflessioni sulle parole e sul loro destino di mondano smarrimento.

È un’analisi, tanto scanzonata e cordiale nella forma, quanto dura e severa nella sostanza, sugli esiti comici e nefasti a cui porta l’uso indiscriminato delle parole, per ignoranza o stupidità.

Ecco dunque tre piccole favole sul destino infelice delle parole, su cui invito il lettore a riflettere.

PROBLEMA

Parola usata per dire che non c’è: non c’è problema.

Variante euforica: no problem. Tipica delle esistenze assillate da troppi problemi.

Ha una funzione liberatoria e per questo ricorre anche quando non è il caso.

Esempio. Un passeggero chiede al taxista: Mi può portare in via Nino Bixio? Non c’è problema, risponde il taxista.

Poi ci impiega cinquantacinque minuti. Questo è il problema.

ABBASTANZA

Avverbio prediletto dai professionisti, che con sobria discrezione eludono l’iperbole.

L’operazione è abbastanza riuscita, scrivono i medici, in trionfo, in un bollettino sanitario.

La prestazione è stata abbastanza soddisfacente, scrivono i giornalisti sportivi di una vittoria in una partita di calcio, che è finita sei a zero.

Si può considerare ‘abbastanza’ un avverbio efficace?

Abbastanza.

MANOVRA

Parola usata dai politici, per il loro complesso e oscuro fare.

Parola rinfacciata ancora dai politici a chi li accusa di furto, di peculato, di associazione a delinquere, di sottrazione di documenti, di menzogna, di spionaggio, di clientelismo, di impudenza, o più normalmente di tangenti.

Quanto a loro, i politici, invocano spesso il rispetto della scritta: “Non disturbare il guidatore durante la manovra”.

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