Parola orale e scritta – 4

5. Eliminazione di un equivoco

“Il materiale a cui il musicista dà forma è il suono, il pittore parla coi colori. Perciò nessun rispettabile profano, che parla solo con le parole, azzarda giudizi sulla musica o sulla pittura. Lo scrittore dà forma a un materiale che è accessibile a tutti: la parola. Perciò ogni lettore azzarda giudizi sull’arte della parola. Gli analfabeti del suono e del colore sono modesti. Ma la gente che sa leggere non viene compresa fra gli analfabeti”, ha scritto Karl Krauss, nei suoi Detti e contraddetti (ed. Adelphi).

Anzi, Krauss è arrivato a formulare questo paradosso: “Il linguaggio è il materiale dell’artista letterario; ma non appartiene a lui solo, mentre il colore appartiene esclusivamente al pittore. Perciò si dovrebbe impedire agli uomini di parlare. La musica è più che sufficiente per i pensieri che la gente ha da comunicarsi. È forse permesso che ci imbrattiamo continuamente gli abiti con i colori a olio?”.

C’è dunque un problema originario, nell’uso della parola scritta, sia quando essa sia creativa, sia quando essa sia più semplicemente referenziale: chi scrive si serve di un materiale che apparentemente non è specifico, proprio perché la parola è veicolo di comunicazione di appartenenza comune a chi scrive e a chi parla.

Per questo motivo si sottovaluta l’aspetto tecnico della scrittura, mentre a nessuno verrebbe in mente di sottovalutare l’aspetto tecnico di altri strumenti creativi o comunicativi come quelli propri, per esempio, della pittura o della musica.

Scrive ancora Krauss:

“La menzogna culturale ha aumentato la distanza fra il pubblico e l’arte della parola ancor più di quella con le altre arti perché il pubblico è ben convinto, non già di poter sgorbiare con i colori che usano i pittori o fischiare le note che usano i musicisti, ma in compenso di poter parlare nel linguaggio che usano gli scrittori. Eppure potrebbe ancor più, per le stesse ragioni, sgorbiare e fischiare. Si vive a una remota distanza dal linguaggio e si crede, semplicemente perché parlare si può, che parlare si possa. Il rispetto per il linguaggio sarebbe maggiore se ci fosse anche una pittura quotidiana e una musica quotidiana, in modo che la gente si potesse raccontare a fischi e sgorbi quello che ha mangiato oggi”.

Karl Krauss vuole esprimere, in queste intelligenti provocazioni e in forma paradossale, un pensiero molto semplice. Di fatto chi scrive colloca sempre le parole nel contesto della pagina, che è, di per sé, un contesto artificiale.

La parola scritta diventa pertanto immediatamente un segno, una convenzione, che non ha più nulla a che vedere con la parola orale. Perciò, mentre non possono esistere regole fisse, per il discorso orale in senso lato (ma regole, volta per volta determinate dall’occasione), esistono invece regole essenziali ed elementari, regole cioè di base, per il discorso scritto.

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