Tre regole per la parola scritta – 2

2. Seconda regola: grammatica del testo

Come si è visto nel caso degli aforismi a dare efficacia alla scrittura, è necessaria più la convenienza o la proprietà che la fantasia del lessico.

È un luogo comune, invece, specie per la scrittura creativa, che tutto il segreto stia nel lessico: nell’invenzione delle parole e nella loro scelta stravagante.

La fantasia del lessico in realtà è invece l’elemento più superficiale e spesso più facile della scrittura.

Prendiamo un esempio di scrittura che pare tutto giocato sull’invenzione lessicale.

Scelgo un brano da Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta (ed. Mondadori).

In questi giorni la televisione sta riproponendo lo sceneggiato “I Promessi Sposi”, la cui storia raccontammo l’anno scorso. Sapresti farne un breve riassunto?

Per dire tutta la verità ma proprio tutta la verità, tutta la storia non mela ricordo, perche da quanto abiamo fatto la scenetta in classe sono passati molto tempo. Però una o due o tre cose mele ricordo. C’era una volta due promessi sposi che si volevano sposare, perche si volevano bene dal matrimonio. Ma c’era un altro, un cattivo, un maligno, uno scostumato, che si chiamava Tonrodrico. Lui, a Lucia, la voleva proprio dalle intenzioni! Voleva fare le cose della schifezza, non è che le voleva bene. Allora disse a due bravi: “Antate dal prete che non li deve sposare, e se non riuscite è meglio che non tornate, ma cercate di tornare’’.

I bravi andavano, lo incontravano, il prete come li vedeva tutti sparapanzati, per poco non si faceva addosso. Si fotteva dalla paura. Sene vuole scappare, ma i bravi lo fermarono e gli dicevano non fare il furbo non sposare i promessi sposi, se no ti massacriamo.

Il prete obbedì dalla paura, e quanto lo diceva a Renzo e Lucia, Renzo e Lucia si bisticciarono, gridavano forte, per poco non si pigliavano a calci. E si lasciarono. Uno, sene andò, un’altra sene andò dalla monaca di Monza. Poi Tonrodrico vedeva che Lucia era bella e sela voleva prendere. Poi faceva sempre il buffone.

Poi era venuta la Peste, e anche un pò di Colera. Morivano tutti, si inciampava in mezzo ai morti, e chi non era morto era quasi. Tonrodrico fece il giallo in faccia, puzzava dalla peste. Quando tornò a casa, mentre tornava, già puzzava, feteva, e tutti quanti si nascondevano dietro i banchetti. Ci dicevano iett o sang, ftent!

A Lucia uno l’aveva rapinata, ma no perché se la voleva baciare, perche celaveva detto Tonrodrico. Lucia tornò, Renzo non la trovava, domandava a tutti i bravi se vedevano Lucia, ma erano tutti morti, il fumo usciva dalle case. Poi incontra un prete, vivo, che celo dice. Dice: “Fai presto, seno muore Lucia e rimani tu solo, io fra sei o sette minuti muoro purio”.

E andò, e l’incontrava, e si sposavano, e cambiarono città. Se ne andarono in SPAGNA!

Nella pagina tutto appare giocato sulla deformazione lessicale, la quale avviene attraverso tre espedienti fondamentali che vedremo nel prossimo articolo.

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